Cuba sta cambiando … le mie riflessioni

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CCuba sta cambiando … le mie riflessioni raccolte dalla prestigiosa firma del Corriere del Mezzogiorno, Antonio Fiore«Cuba sta cambiando? Un’occasione per Napoli»
-Hasta la victoria.
Hasta la victoria siempre».
-Alessandro Senatore, avvocato, scrittore e presidente dell’Istituto di cooperazione e sviluppo Italia Cuba, è tra i pochi a dichiararsi non sorpreso dall’improvviso mutamento del clima tra Washington e L’Avana:
«Da anni la politica di Raúl Castro era indirizzata al cambiamento. Oggi esprimo la gioia mia e degli amici di Cuba che per decenni sono stati bollati come sostenitori di un Paese terrorista nella lista degli Stati-canaglia, e ora sono stati sdoganati con onore. In realtà solo chi non conosceva l’isola o la guardava con paraocchi ideologici la vedeva come un luogo monolitico in cui non cambiava mai niente».
-E invece?
«Invece bastava ascoltare attentamente i discorsi anche dei rappresentanti istituzionali italiani: appena a novembre scorso, alla Fiav, la Fiera internazionale che si svolge ogni anno all’Avana, il viceministro per lo sviluppo economico italiano, Calenda, affermava che “Cuba è una priorità per l’Italia”».
-Addirittura.
«È tutto fuor che un’esagerazione. Con il raddoppio del Canale di Panama e l’apertura a Cuba della Zona di libero scambio di Mariel (un investimento da 640 milioni di dollari proprio da dove si tuffavano i balseros in fuga da Fidel), l’isola caraibica diventa passaggio privilegiato di tutto il traffico merci tra l’Europa e il continente americano; e la creazione dello scalo marittimo di Mariel avrà come conseguenza la trasformazione del vecchio porto dell’Avana in immenso scalo crocieristico».

– Ma il bloqueo Usa che dura da più di mezzo secolo non sparirà da un giorno all’altro. Obama ha quasi tutto il Congresso contro.
«Appunto. L’anacronistico blocco, che già Clinton tentò di scardinare (ma poi scoppiò con straordinario tempismo l’affaire Lewinsky, e le troupe delle tv Usa già pronte sull’isola vennero di colpo dirottate sulla Casa Bianca), durerà ancora, causando altri danni all’economia cubana. Però le compagnie alberghiere e gli altri colossi statunitensi sono già ai blocchi di partenza, tempo due anni e lo scenario cambierà completamente. Non ci sarà più partita. Perciò dico agli investitori italiani, e campani in particolare: ora o mai più».

– Perché si rivolge in modo speciale agli imprenditori campani?
«Perché con l’istituto che presiedo già da anni assistiamo gli imprenditori campani che operano a Cuba, in particolare nei settori degli immobili industriali, del turismo, della telefonia, dell’energia alternativa. Tutte imprese di successo. Siamo anche favoriti dal fatto che dal porto di Salerno parte ogni settimana un mercantile per Cuba, “saltando” così Genova. Ma adesso non è più il momento di partire alla spicciolata, da italiani furbi che pensano di fare affari perché conoscono il cugino di un fratello di uno zio di un comandante della Rivoluzione che ha promesso loro (inesistenti) affari d’oro. E’ l’ora di fare sistema, magari creando attraverso Regione, Camera di Commercio e Mostra d’Oltremare una missione a Cuba che curi stabilmente gli interessi campani».

– Basta parlare di economia. I rapporti fra campani e cubani sono anche rapporti umani: il «cambio» in arrivo sta già mutando qualcosa fra loro e noi?

«I cubani in Campania sono circa 7000: una comunità giovane, acculturata, tranquilla, che lavora; e quelli di loro che ho visto o sentito sono tutti felicissimi di un futuro che promette meno burocrazia, possibilità di viaggiare liberamente, nuove opportunità di crescita personale e collettiva. Ma sono anche tanti i campani che hanno scelto di trasferirsi a Cuba: pensionati che riescono a vivere lì con un reddito che da noi è da fame, o persone sposate qui con cittadini cubani e che, rimasti senza occupazione, si trasferiscono con la famiglia nei Caraibi. Anzi quest’anno, per la prima volta, il saldo tra cubani che vengono in Campania e campani che se ne vanno a Cuba è favorevole a questi ultimi».

– La comune cultura latina aiuta.
«Ecco un punto fondamentale. I Paesi latini dell’Europa hanno progressivamente abbandonato al dominio della cultura e del modello anglosassone un’area con cui aveva ed ha, per motivi storici e culturali, profonde affinità. Il rapporto con Cuba, e più in generale con l’America Latina, ha toccato il suo punto più basso negli anni di Berlusconi in Italia, e di Aznar in Spagna. Oggi il clima è cambiato, sono diventati tutti filo-cubani nel giro di 24 ore. Grazie a Obama (ma non dimentichiamo l’opera decisiva di Papa Francesco, non a caso un latinoamericano) Cuba tornerà a essere ciò che è sempre stata prima del “bloqueo”, cioè un luogo strategico in molti campi, anche per l’Europa. Perciò dico che per noi è da pazzi non stare a Cuba oggi».

– Già. Però mentre all’Avana e a Miami si festeggia, restano gli interrogativi di sempre su questioni come diritti umani, libertà di espressione, democrazia. -Verso quale modello politico-economico si orienterà il «nuovo corso» di Raúl? E i cambiamenti non daranno la definitiva spallata alla vecchia nomenklatura castrista?

«Non credo: l’apertura di Raúl arriva dopo che lui stesso ha provveduto a mettere tutte le leve principali dell’economia in mano ai vertici delle forze armate. Quanto al modello possibile, qualcuno ne prospetta uno di stampo vietnamita: un po’ di libero mercato, una notevole crescita del benessere ma decisioni fortemente centralizzate».

-E lui? (indico la foto alle spalle di Senatore, che lo ritrae mentre stringe la mano a Fidel, ndr ).

«Fidel in questo momento è come il “nonno” che in un certo senso garantisce Cuba dal rischio di diventare di nuovo il cortile di casa degli Usa: una seconda Panama o una nuova La!!!s Vegas. Il merito di Fidel è stato quello di avere spinto i suoi concittadini ad avere un’identità forte, latina e afro-cubana, piena di un orgoglio nazionale non paragonabile a quella “debole” di altri Paesi del Centro e Sud America. Per questo sono ottimista, non credo che vedremo spuntare grattacieli al Vedado come funghi, o il Malecón invaso dai cartelloni pubblicitari».

– Nostalgia della Cuba «di prima», tutta mojito, Revolución, anti-imperialismo e Che Guevara?
«Cuba, L’Avana, per chi le ha conosciute e amate negli anni più duri (mi pare che anche lei sia fra questi) era come l’Italia in bianco e nero, quella di “Poveri ma belli”: mille problemi ma zero stress. Questo atteggiamento verso la vita dei nostri fratelli latini resiste, non credo che lo spirito si farà così facilmente corrompere dalla possibilità di nuovi consumi. Per questo, da un’idea di Salvatore Pica, abbiamo deciso di festeggiare».
-Quando e dove?
«Il 30 dicembre alla Nea di via Costantinopoli 53 a Napoli. Ci saranno quelli che stavano con Cuba quando non era facile starci: scrittori come Alessandra Riccio, avvocati come Vincenzo Maria Siniscalchi, giornalisti come Francesco Romanetti. E ci sarà la session musicale di Giovanni Imparato, napoletano, e Pavel Molina, cubano. Perché di Napoli e di Cuba fino a ieri si parlava sempre male; le trattavano come due donne di malaffare, ma il loro “vizio” è solo uno: quello di non volersi mai omologare»
Domenica 21 Dicembre, 2014
• CORRIERE DEL MEZZOGIORNO – NAPOLI
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