Cuba spalanca le porte del commercio

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SSi potrebbe capire la storia di Cuba osservando semplicemente le auto che, lentamente, percorrono le strade avanere. Se per anni le Chevrolet, Cadillac e Pontiac, un tempo vanto della ricca borghesia nordamericana, hanno continuato miracolosamente a circolare grazie all’ingegno dei cubani, contrastando così per tre decadi il dominio delle Lada, Volga e Moscovich, le austere auto russe,  simbolo dell’influenza sovietica sull’isola, oggi è la Geely Ck, un’auto cinese la cui sigla “CK” significa “Nave della Libertà”, a simboleggiare la rinnovata alleanza con Pechino e il nuovo corso della politica cubana.

Lo scambio di merci tra Cuba e Cina, secondo dati recenti, ammonta ad un valore di 1.900 milioni di dollari e Pechino, che è ormai il secondo socio commerciale dell’isola dopo il Venezuela, oltre a concedere un prestito senza interessi, ha realizzato investimenti sull’isola caraibica in settori come trasporti, petrolio ed elettronica. Il recente viaggio di luglio Raùl Castro in Cina ha rafforzato il ruolo che il gigante asiatico sta  svolgendo in America Latina, ma tutto questo non deve far pensare ad un ritorno della politica cubana agli anni ’80, quando Cuba era considerata di fatto uno stato satellite dell’ex Unione Sovietica, in quanto, non solo la Cina non è l’Unione Sovietica dei tempi della Guerra Fredda, ma soprattutto perché L’Avana ha ben imparato, dopo il collasso dell’Urss, quanto sia rischiosa la dipendenza economica da un solo partner, tant’è che oltre a Venezuela e Cina, che rappresentano il 35% del volume commerciale scambiato dai cubani, sono ottimi i rapporti con il Vietnam e il Brasile (l’impresa brasiliana Odebrecht sta partecipando ai lavori di ampliamento del porto commerciale di Mariel, un mega progetto che riconsegnerà  a Cuba il ruolo di porta di ingresso dei Caraibi e dell’America Latina e nel contempo libererà la baia avanera per restituirla al ruolo più congeniale di porto crocieristico). In questo scenario mondiale un ruolo di grande importanza  può e deve essere svolto dall’ Italia. Sarebbe un errore per le nostre imprese non approfittare di questo particolare momento storico per indirizzare la loro attività di internazionalizzazione verso un’ area come quella caraibica che rappresenta un importante trampolino di lancio per l’America Latina. Le recenti aperture del governo guidato da Raùl Castro che consentono ai cittadini cubani di partecipare più attivamente allo sviluppo economico del Paese, la scoperta di un grosso giacimento di petrolio a 12 miglia da l’Avana, la riduzione del peso delle imprese pubbliche e l’apertura verso gli investimenti stranieri, sono segni inequivocabili di un rinnovamento che, senza mettere in discussione l’essenza di un modello e di uno stile di vita, cercano di rilanciarne l’economia di questo paese. L’Istituto di Cooperazione e Sviluppo Italia Cuba sarà presente, dal 1° al 10 Novembre, alla XXX Fiera de l’Avana con un proprio stand, che ospiterà alcune imprese italiane che operano nei settori agroalimentare, delle energie rinnovabili, delle costruzioni, dell’abbigliamento ed, inoltre, dal 23 al 30 settembre organizzerà una missione commerciale per alcune aziende campane che intendono conoscere la realtà economica cubana. (Per maggiori informazioni www.cubacampania.com).Sono iniziative che nascono dall’esperienza quasi ventennale dell’Istituto e che è realizzata in stretta collaborazione con le Ambasciate e le Camere di Commercio dei due Paesi. Se è vero che gli Stati Uniti non interromperanno il loro embargo nei confronti di Cuba perché per Washington Cuba rimane un chiodo fisso ,non è detto che l’Italia debba assecondare anch’essa quest’ossessione che non solo non ci appartiene ma che è  in aperto contrasto con i nostri interessi economici. Al contrario penso che sia giunta l’ora di rimediare ad uno storico errore commesso all’inizio degli anni venti del secolo scorso quando non ci curammo di ciò che accadeva nei paesi latinoamericani e abbandonammo al loro destino i tanti italiani che vivevano in Argentina, Uruguay, Venezuela e Cuba, favorendo così  l’ espandersi dell’egemonia nordamericana. Un colpevole tradimento di cui paghiamo ancora oggi le conseguenze non solo in termini economici ma anche politici.

Alessandro Senatore

Presidente Istituto di Cooperazione e Sviluppo Italia Cuba